Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita. Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita. Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita. Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita. Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita. Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu. 
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita.

Martedì 30 e mercoledì 31 luglio
Ci svegliamo rigenerati dai massaggi e alle 8.30 siamo sulla barca che ci porterà da Nong Khiaw a Muang Khua, sulla quale utilizziamo a turno i 6 sedili disponibili; la nostra intenzione è quella di prendere il primo bus per il confine. Appena sbarchiamo chiediamo info per l’autobus, praticamente nessuno parla inglese ma riusciamo faticosamente a scoprire che dovrebbe esistere un collegamento alle 19.00; lo aspettiamo al buio fino alle 20.30, poi capiamo che non passerà, troviamo quindi una guesthouse e un locale dove cenare, dopo aver visitato l’unica cosa che valesse la pena vedere in città, ovvero il ponte sospeso.
Secondo tentativo il mattino seguente: sveglia alle cinque, pronti alla fermata alle cinque e mezza per non farci fregare dal bus delle sei, purtroppo si ripete il copione della sera prima e andiamo a fare colazione (nell’estenuante attesa ci accaparriamo dei biscottini appena sfornati da una donnina locale).
Ci ripresentiamo all’ormai ben nota fermata verso le 9.10 per l’autobus delle 10 e questa volta ce la caviamo solo con un’ora di ritardo: alle 11 finalmente partiamo per Dien Bien Phu.
Il bus ha dei sedili completamente reclinati disposti su due livelli; il livello superiore è talmente vicino al tettino che non è possibile stare seduti. La terribile musica commerciale laotiana ci accompagna per tutti i 100 km del viaggio, che non dura le 3 ore previste ma il doppio, anche a causa delle numerose frane che bloccano la strada, abbiamo modo di constatare che le pessime abitudini al volante che abbiamo riscontrato nella zona sono saldamente radicate anche negli autisti di bus. All’arrivo perdiamo per un soffio la coincidenza con l’autobus per Sapa, costringendoci a ritardare i nostri piani di un giorno e trovare un alloggio nella storica cittadina orgoglio della resistenza vietnamita.