Legenda:
In rosso gli spostamenti su ruote
In verde gli spostamenti su rotaia
In giallo gli spostamenti aerei
In blu gli spostamenti via barca
I puntini in rosso segnalano dove abbiamo dormito
I puntini in giallo dove siamo solamente passati per poche ore
I puntini in blu i posti che abbiamo visitato in giornata


Il 6 sera, distrutti dopo uno scalo di 22 ore a Istanbul trascorso per la città e per i bar, le ultime scimmie sono tornate, dopo 48 giorni, dal viaggio che abbiamo iniziato il 19 di Luglio e descritto in questo tumblr.

Escluso il volo di andata e ritorno da Milano abbiamo speso di media per tutti gli spostamenti (dal taxi, al tuk tuk, al treno, alle barche ecc ecc) circa 10 euro al giorno. Per dormire una media di 2,7 euro al giorno, mentre per i visti necessari per i 4 paesi 160 euro (per chi rimane meno di un mese il visto turistico in Thailandia è gratis ma non potendo noi dimostrare che il nostro soggiorno era inferiore abbiamo dovuto pagarlo).
Prezzi dei visti:
- Thailandia 30 euro (da fare in ambasciata o consolato prima della partenza)
- Laos 35 dollari
- Vietnam 80 euro (da fare in ambasciata o consolato prima della partenza)
- Cambogia 25 dollari

Sempre escludendo il volo di andata e ritorno abbiamo passato circa 190 ore (7 giorni e 22h circa), pause comprese, seduti su un qualche mezzo per un totale di circa 7200 km percorsi:
su barca 33h per 636km
su aereo 1h per 612 km
su ruote 85h per 3612km
su treno 45h per 2334 km

I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao I fondali di Koh Tao
Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità. Farsi un tatuaggio al tempio
Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo. Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)
Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:
Phra Udomprachanat (Luang Por Phern) Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa Amphor Nakornchaisri Nakornpathom
วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น) ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม
Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).
Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio. Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti. L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa). Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno. Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo. Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti). Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove. L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.  Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto. La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti. È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità.

Farsi un tatuaggio al tempio

Ci sono persone che dai viaggi si portano a casa le conchiglie, altre i souvenir, altri i frutti del saccheggio da shopping compulsivo. Poi ci sono quelli strani a cui queste tre cose non bastano. Una delle nostre scimmie era partita proprio con l’obiettivo di portarsi a casa qualcosa di unico: un tatuaggio fatto in un tempio, da un maestro tatuatore, realizzato con la tradizionale tecnica dello stecco di bamboo.
Prima di partire era cominciata la frenetica ricerca di informazioni su luoghi, orari, modalità ed eventuali costi ma le poche e frammentate notizie che si possono trovare sul web avevano lasciato un senso di precarietà alla faccenda; abbiamo pensato quindi di riportare tutto quello che c’è da sapere, o perlomeno quello che abbiamo scoperto noi tentando “alla-spera-in-dio” (e riuscendo!)

Ci sono diversi templi in Thailandia che praticano il Sak Yant (per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Yantra_tattooing); se ci si trova nei pressi di Bangkok, il Wat (aka. tempio buddhista) a cui rivolgersi è il Bang Phra, a 50 km a ovest della città. Lo si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo un bus per Nakornpathom alla stazione degli autobus e proseguire da lì con un tuk tuk per circa 15km; oppure più facilmente prendendo un taxi per il tempio (anche se più dispendiosa, questa è la scelta consigliata). Dato che non si tratta di una tipica metà turistica, conviene scrivere l’indirizzo su un foglio per il tassista, meglio se anche in lingua thai:

Phra Udomprachanat (Luang Por Phern)
Wat Bang Phra, Tambol Ban Gaew Fa
Amphor Nakornchaisri
Nakornpathom

วัดบางพระ (วัดหลวงพ่อเปิ่น)
ต.บางแก้วฟ้า, อ.นครชัยศรี, จ.นครปฐม

Noi abbiamo pagato 1600 bath andata+ritorno diviso 4 (circa 9.50 euro a testa).

Il monaco-tatuatore, Luang Pi Nunn, esegue dai 30 agli 80 tatuaggi al giorno, perciò è bene arrivare la mattina presto perché l’ingresso del wat può affollarsi parecchio.
Prima di iniziare con la tattoo-session, il monaco accoglie tutti i partecipanti e li conduce nella stanza dove verranno tatuati; a questo punto i fedeli consegnano le offerte al monaco che da il via alla cerimonia di benedizione dei presenti.
L’offerta da portare è libera e si compone di fiori, frutta, incensi, sigarette e qualche bath. Davanti al tempio sono in vendita anche dei pacchetti preconfezionati al costo di 75 bath (1,70 euro circa).
Dopo la cerimonia iniziale, i partecipanti si dispongono nella stanza a gambe incrociate attendendo il proprio turno.
Per un yantra “di partenza”, ovvero il gao (o kao) yord e il ha taew, il monaco impiega mediamente dieci minuti ma iscrizioni più lunghe e complesse possono richiedere più tempo.
Sebbene nella stanza siano presenti quattro stendardi con tutti i simboli, i disegni e le iscrizioni sacre praticate dal monaco, non pensiate di poter scegliere il vostro disegno come in un qualunque studio di tatuaggi: è il monaco a decidere quale yantra è più adatto alla vostra aura e dove dev’essere posizionato, tenendo presente che è vietato incidere simboli sacri dalla vita in giù. Esistono delle regole molto precise riguardo agli yantra che possono essere tatuati: alcuni sono solo maschili, altri solo femminili, altri solo per i monaci, altri particolarmente indicati per i combattenti di muay thai (come il dio-scimmia Hanuman, protettore dei combattenti).
Quando arriva il proprio turno, ci si avvicina alla postazione del monaco e lo si saluta con il tipico inchino del busto e mani congiunte: con un colpo d’occhio il monaco avrà già capito cosa tatuarvi e dove.
L’incisione avviene tramite khem sak, uno stecco di metallo appuntito all’estremità (erede del tradizionale mai sak, steccò di bamboo affilato a mano), che il monaco intinge nell’inchiostro a base di carbone.
Se pensate che vengano rispettate anche solo le basilari norme igienico-sanitarie richieste a qualunque studio europeo, scordatevelo. L’ago è lo stesso per tutti e viene sciacquato tra un tatuaggio e l’altro dentro ad un secchio d’acqua sporca di inchiostro e asciugato con della carta. Punto.
La nostra scimmia ha avuto la fortuna di essere ricevuta dopo la pausa pranzo, quindi l’ago è stato cambiato ma questa fortuna può non essere destinata a tutti.
È scontato ricordare che per coloro che si recano al tempio, ricevere il yantra dal monaco è una cosa molto seria: mostratevi sempre rispettosi, anche se, in quanto occidentali, verrete guardati con curiosità.

02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food. 02 - 05 Settembre, Bangkok
Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce. Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.
Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.
Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città. C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato. Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht. La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”. Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali. In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi. Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.  La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food.

02 - 05 Settembre, Bangkok

Torniamo a Bangkok, dove il cerchio si chiude. Ne approfittiamo degli ultimi giorni prima della partenza per immergerci in questa metropoli dalle mille facce.
Ci giriamo la città in lungo e in largo, spostandoci da una parte all’altra con lunghe camminate e con qualche mezzo.

Muoversi a Bangkok: il modo più economico in assoluto è riuscire a convincere un tassista ad usare il tassametro, il che è un’impresa molto ardua. La maggior parte dei tassisti vi scoppieranno a ridere in faccia, altri se ne andranno offesi, ma se tenete duro prima o poi troverete quello che accenderà il tassametro senza fare una piega e potrete vedere quanto poco si spende in questo modo, anche sulle lunghe distanze.

Bangkok è una metropoli che racchiude in sé tante realtà diversissime fra loro, basta cambiare isolato per avere la sensazione di essere capitati in un’altra città.
C’è una Bangkok spirituale, di cui visitiamo i templi sontuosi, in particolare il Wat Arun e il Wat Pho. Il Wat Arun è uno dei templi più antichi della capitale, entrare costa 50baht (1,18€) e le torri in architettura Khmer che lo sovrastano li valgono tutti. Il Wat Pho invece ne costa 100 di Baht ed è famoso per custodire al suo interno un gigantesco Buddha d’oro, per l’esattezza 46 metri di Buddha sdraiato.
Dal fiume che costeggia la Bangkok dei templi vistosi, partono i tour in barca che permettono di visitare un quartiere completamente diverso da qualsiasi altra cosa si possa vedere in questa città: le palafitte sui canali. Il tour di un’ora costa 1000baht (23€), ma riusciamo a contrattare per 600 (14€) mostrando un appunto sul quale la ragazza dell’agenzia a cui ci eravamo rivolti ci aveva scritto che il tuor di un’ora e mezza ci sarebbe costato 500/600 Baht.
La barchetta ci porta lungo i canali che si diramano per la città, mostrandoci quella che è stata definita “La Venezia d’Oriente”: una sfilza di palafitte che si erigono una dopo l’altra a pelo d’acqua. L’atmosfera è molto affascinante, alle lussuose palafitte che ostentano ricchezza da ogni mattone si affiancano quelle formate da quattro assi storti e un paio di lamiere trovate chissà dove. Il tutto in mezzo a una vegetazione vastissima di piante galleggianti. L’estetica di questo posto ha un qualcosa di decadente e di abbandonato, nulla è realmente curato e le palafitte mezze distrutte o abbandonate sono molte di più rispetto a quelle lussuose (non pensate al “lusso” come lo intendiamo noi occidentali). Nessuno di noi ha mai visto nulla del genere, siamo tutti affascinati e rapiti da ciò che ci circonda. Il guidatore della barchetta di indica un Varano che prende il sole su un muretto, nonostante la bestia si aggiri attorno al metro e mezzo lui lo definisce “a small one”.
Non è la prima volta che avvistiamo un Varano, spesso ne abbiamo visti aggirarsi per i canali della zona più centrale della città, quella che potremmo considerare il “centro storico”. Questa Bangkok ricorda molto nella sua struttura Hanoi o Phnom Pen, è popolata di street food, ostelli e mercatini, le case sono basse e si susseguono mescolandosi l’una con l’altra. L’esatto opposto della Bangkok più moderna, la zona dei grattacieli e dei centri commerciali, dove ricchi turisti entrano ed escono dai grandi magazzini, immensi e costosi, e dove la città si sviluppa su due livelli: il livello della strada caotica e traffica e il livello più alto degli ingressi ai centri commerciali.
In questi giorni visitiamo anche il Museo Nazionale. L’ingresso costa 200baht (4€), io museo è abbastanza vario ma poco curato, le luci sono pessime, non ci sono spiegazioni ed ha l’aria di essere semplicemente un mega magazzino di oggetti antichi.
Cercando un posto carino dove passare l’ultima sera bevendoci qualcosa ci imbattiamo nella Bangkok che tanti conoscono: quella delle lap dance e dei Ping pong show. Intere vie rese strette dalle bancarelle nascondono centri massaggi dove non sappiamo in quanti entrino per avere solo un massaggio, locali a luci rosse e donne (forse) mezze nude che gironzolano facendo l’occhiolino a tutti.
La nostra ricerca prosegue per tutta la sera, ma di posti carini che non siano una mezza casa chiusa, né una discoteca, né una trappola per turisti non c’è neanche l’ombra. Non riusciamo a trovare nulla, da nessuna parte. Alla nostra domanda “scusi, dove possiamo bere qualcosa?” Tutti rispondono la stessa cosa “Khao San Road”. Questa via è una strada frequentata solo da turisti che si perdono fra bancarelle, Burger King e locali dalla musica commerciale altissima. Pare non ci sia verso di passare la serata in un posto frequentato da thailandesi, iniziamo addirittura a chiederti se i thailandesi escano mai a bere la sera, o se i loro unici luoghi di incontro e socializzazione siano le bancarelle dello street food.

Incontri ravvicinati a Koh Tao.. un metro e mezzo di Squalo dalla Pinna Nera poco a largo di Shark Bay

30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo. 30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali. 
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta. 
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo.

30 Agosto - 01 Settembre, Koh Tao

Continuiamo ad esplorare l’isola con i nostri motorini, spostandoci da una spiaggia all’altra per ammirarne i fondali.
Per prima cosa torniamo a cercare gli Squali dalla Pinna Nera che si aggirano ancora vicino alla scogliera dove li abbiamo avvistati la prima volta.
Il giorno dopo prendiamo una barchetta che ci porta all’isola di Koh Nangyuan, piccolo pezzo di terra che spunta vicinissimo a Koh Tao. L’isola è poco frequentata e i suoi fondali sono i più incredibili che abbiamo visto.
In queste sere scopriamo che c’è una Koh Tao notturna molto animata nascosta fra le viuzze del paese principale. Durante il giorno esplorando le spiagge semi vuote ci siamo chiesti spesso che fine abbiano fatto tutti i turisti che abbiamo visto scendere dalle varie barche. L’isola è sicuramente turistica, ma molto dispersiva e con un turismo facile da evitare, basta andare nelle spiagge un po’ fuori portata e nei ristoranti al di fuori delle vie con in locali notturni.
L’ultimo giorno andiamo a Mango Bay, una spiaggia isolata dai fondali pieni di pesci, dove ci gustiamo un lungo bagno, qualche tuffo e un riso con pesce appena pescato a vista sul mare.
Dopo pranzo ci separiamo: 2 scimmie restano sull’isola per fare diving, mentre le altre 4 si imbarcano su una nave che li riporterà sulla costa alla volta di Bangkok.
Dopo 3 ore di barca affrontiamo un lungo viaggio in treno in una terza classe piena di gente (il che rende piuttosto difficile dormire). Arriviamo a Bangkok alle 6 del mattino, pronti ad affrontare il sonno e il caldo.

26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente. 26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola). 
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera. 
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone. 
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente.

26 - 30 Agosto, Koh Tao

Il nostro viaggio per Koh Tao inizia la mattina del 26 Agosto alle 07, con un van che non arriva. Dopo un po’ di panico e una serie di vicissitudini riusciamo a salire sull’autobus che ci porterà da Siem Reap a Bangkok.
Scendiamo dal bus alla frontiera per uscire dalla Cambogia e dopo aver affrontato una coda molto calda ma abbastanza scorrevole attraversiamo la terra di nessuno che c’è fra la frontiera di uscita dalla Cambogia e quella di entrata per la Thailandia. Superiamo i vari casinò e i venditori di stecche di sigarette a 3,70€ e arriviamo all’altra coda, in tutto ce la caviamo con un totale di un paio d’ore. Un minivan ci porta da li a Bangkok dove arriviamo alle 19.00. Nonostante le 3 ore di margine che avevamo calcolato fra l’arrivo a Bangkok e la partenza del treno per Chumphon, riusciamo comunque ad accumulare abbastanza ritardo per prenderlo al volo. Viaggiamo così in terza classe fino al porto dove finalmente prendiamo la barca per Koh Tao. Mettiamo piede sull’isola alle 10.00 del mattino del 27 Agosto.
Pullman per Bangkok 10€, treno in terza classe da Bangkok a Chumphon, trasporto fino al porto e barca per Koh Tao 17€.

Koh Tao è molto diversa dalle altre isole su cui siamo stati finora. Anzitutto è molto turistica, e di conseguenza i prezzi sono un po’ più alti. Ci sistemiamo in un resort a picco sul mare (16€ per un bungalow da 3) e noleggiamo dei motorini (unica alternativa ai taxi costosissimi per potersi spostare nell’isola).
Le strade principali sono abbastanza malmesse, ma non sono niente in confronto agli sterrati e le strade devastate che portano alle varie spiagge e al nostro resort, andarci in motorino in due è un’avventura, ma con molta attenzione è fattibile.
La particolarità di Koh Tao sono i suoi fondali e la densa varietà di pesci che popola le sue acque. Le spiagge sono belle e poco affollate, le attività principali da fare sull’isola sono snorkeling e diving. In questi giorni oltre alla miriade di pesci di ogni tipo, colore, dimensione, alcuni di noi hanno già visto una tartaruga marina gigantesca e una serie di squali dalla pinna nera.
Gli avvistamenti più significativi li abbiamo fatti nella Shark Bay, dove due di noi alla prima uscita di snorkeling si sono ritrovati a nuotare insieme alla rara tartaruga marina che si fa avvistare ogni tanto in queste acque. Alla seconda uscita, cercando gli squali da cui la baia prende il nome, proprio quando si erano perse le speranze di vederli altri di noi si sono imbattuti in una zona ricca di questi pesci che arrivano fino al metro e mezzo di lunghezza.
Muoversi fra una spiaggia e l’altra è abbastanza semplice anche se c’è spesso il rischio di sbagliare strada perché non sono segnalate in alcun modo.
Con un po’ di ricerca si possono trovare in paese posti dove mangiare bene e a poco.

Consigli per i viaggiatori:

- Attenzione ai prezzi, questi sono paesi dove si contratta (soprattutto in Cambogia e Vietnam) quindi contrattate sempre sul prezzo, anche in ambiti in cui lo fareste meno, tipo nella agenzie turistiche. In strada (tuk tuk, street food, mercati) il prezzo è sempre da abbassare almeno alla metà di quello che vi si propone.
Quando comprate qualcosa con le agenzie non aspettatevi che sia tutto esattamente come vi è stato presentato e quando viaggiate calcolate sempre un largo margine di ritardo.

- Viaggiate con un navigatore, o se avete un iphone scaricate delle app di mappe offline come CityMaps2Go, spesso (soprattutto nelle isole) le strade sono confuse e la segnaletica è scarsa, se non inesistente.

25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio 25 Agosto, Angkor, piccolo cerchio
24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio 24 Agosto, Angkor, grande cerchio

24 e 25 Agosto, le 6 scimmie all’Angkor

Arriviamo a Siem Reap di prima mattina dopo una notte in pullman. L’Hotel Bus viene venduto come un lussuoso pullman a cuccette con wifi, bagno e tutti i comfort del caso. Non credeteci, le cuccette ci sono (e sono anche abbastanza comode e quasi spaziose) ma di wifi e bagno neanche l’ombra. Il tutto per il prezzo di 12$ a testa. Affrontiamo questo viaggio in cella frigorifera (aria condizionata a manetta senza la possibilità di spegnere i bocchettoni) e dopo 11 ore siamo a Siem Reap a cercare un ostello.

Per visitare il complesso dell’Angkor Wat ci accordiamo con un tutuktero, tipicamente ci sono due possibili percorsi di visita: il grande cerchio e il piccolo cerchio, decidiamo di fare il grande cerchio e accordiamo un prezzo di 18$ con il guidatore che non è affatto contento.
Il primo giorno visitiamo così tutti i templi del grande cerchio, il secondo giorno invece per 20$ visitiamo l’Angkor Wat all’alba e poi tutti i templi del piccolo cerchio.
I Wat sono uno più suggestivo dell’altro, mentre l’Angkor impressiona per la sua grandezza e maestosa architettura, altri incantano grazie al fascino della rovina e alla giungla che se li sta lentamente mangiando.